Wayne Pivac in allenamento, Photo: Benetton Rugby
Wayne Pivac: è lui l'uomo giusto per risollevare le sorti della Benetton?
L'allenatore gallese sta per cominciare la sua prima stagione a capo della franchigia trevigiana. Il suo arrivo sostituisce il partente McRae, successore del suo ex capo allenatore Bortolami, che a sua volta aveva fatto il passo da assistente allenatore. Non veniva fatto arrivare un nuovo allenatore dai tempi di Crowley, il 2016, 10 anni fa.
Una scommessa che pagò. Tralasciando il gigantesco numero di attuali stelle internazionali nate e cresciute anche grazie al tecnico neozelandese, i risultati per il club sono stati immensi: prima volta ai playoff nel 2019, tra l’altro meritando ai quarti con Munster e perdondo di 2 punti in rimonta, e vittoria della Rainbow Cup nel 2021, il primo ed unico trofeo “maggiore” vinto da Treviso.
Wayne Pivac arriva con l'obiettivo di far tornare ai livelli che le competono la franchigia veneta. Arriva con lui il suo ex giocatore e assistente in Giappone, Rhys Patchell, che si occuperà proprio del tanto discusso attacco biancoverde.
L’allenatore neozelandese si è presentato con un’intervista ai microfoni della Benetton, parlando della sua filosofia di gioco e dei suoi piani per i biancoverdi. Pivac descrive il suo modo di allenare come “inclusivo”, con obiettivo primario quello di essere al servizio dei giocatori, per aiutarli a raggiungere i propri obiettivi personali e di squadra. In quanto al suo modo di giocare, ha sottolineato come coinvolga tutto il campo e tutti i giocatori: l’intento è quello di far apprezzare ed amare il gioco ai tifosi.
Delle affermazioni importanti in quel di Treviso, dove i tifosi hanno avuto molto da ridire sul modo di giocare dimostrato dalla squadra nelle ultime stagioni. Un attacco che non funziona dall’ultima stagione di Andrea Masi a capo del reparto; il coach aquilano portava alla Benetton un piano offensivo di altissimo livello, con il quale la franchigia macinava punti su punti in campo, si distingueva e veniva riconosciuta in tutta Europa per l’uso espansivo di tutti i giocatori e del campo (esattamente gli stessi obiettivi di Pivac). Le statistiche parlano da sole: nell’ultima stagione con Masi (22/23) in URC, la Benetton segnò 440 punti e 56 mete. Invece, nella stagione 25/26 appena terminata, la Benetton ha marcato appena 41 mete, per un totale di 327 punti: una differenza abissale, indice del trend negativo.
Guardiamo invece il lavoro di Pivac nella sua ultima stagione ai Green Rockets in Giappone, nella seconda divisione della Japan Rugby League One. Nel 24/25, i Green Rockets chiusero la classifica al terzo posto, ma non è quella la statistica più interessante; nessuno segnò tanti punti quanti loro, 513 (ben 24 in più dei secondi) in 14 partite, una media di 36.6 a partita, di cui 76 mete segnate, per una media di 5.4 a partita. Ovviamente, le statistiche vanno contestualizzate, non prese per verità assoluta. Bisogna dire che i Green Rockets erano delle potenze della seconda divisione, una delle migliori squadre, quindi un record così positivo è impressionante ma comprensibile.
Allora guardiamo le statistiche delle sue annate in URC (Pro12 / Pro14 al tempo). Gli Scarlets, nel 2018/19 (ultima stagione di Pivac nel club) segnarono ben 510 punti in 21 partite, rispetto per esempio ai 474 della Benetton di Crowley più forte di sempre (quella dei playoff). L’anno prima persero la finale di Pro14 con Leinster, ma chiusero la stagione regolare con 528 punti segnati. Numeri altissimi. Quando vinsero il Pro12, nel 16/17, sempre con Wayne Pivac, ne segnarono 537 di punti. Statistiche che fanno paura, soprattutto se si considera la grande differenza nello sport del tempo: un rugby molto più difensivo per tutti, con molti meno punti e mete segnate in media.
Il progetto Pivac prenderà almeno 2/3 anni, come affermato anche dal neozelandese stesso in conferenza post amichevole con le Zebre, e che ha come grande rischio quello di far "perdere" alla franchigia altre stagioni importanti.
Uno spunto di riflessione importante. D’altronde, la Benetton ha ottenuto dei risultati molto negativi (rispetto alle aspettative) dal passaggio di Crowley alla Nazionale Italiana. In ordine, 13esimo posto nel 21/22, 11esimo nel 22/23, 7mo nel 23/24 (playoff raggiunti, ma diciamolo, con una rosa che poteva fare ben di più, e con qualche partita vinta un po’ “fortunatamente”), 10mo nel 24/25 e, infine, 13esimo nel 25/26, un percorso quasi palindromo. Dopo questa evidente involuzione nei risultati, non consoni con gli investimenti e la qualità innegabile della rosa, piena di internazionali italiani, giovani promettenti da tutto il mondo e altre stelle internazionali, bisognava per forza agire.
La domanda però è, Wayne Pivac è la scelta giusta?
Far arrivare un nuovo allenatore, che non ha mai né allenato né giocato in Italia, che si deve quindi acclimatare, conoscere l’ambiente lavorativo e di vita, e prendere una squadra a lui praticamente sconosciuta per riportarla (o portarla per la prima volta, discutibilmente) in alto in Europa. Questo implica anni di tempo “sprecati” per raggiungere un obiettivo, che potrebbe non essere mai raggiunto. In quel caso, la Benetton fra 3 anni (se non prima, in caso di licenziamento o dimissioni premature) si troverà al punto di partenza, ma 3 anni dopo: 3 anni “persi” per il club, per i giocatori, per gli sponsor, e per la Nazionale.
Questa è sicuramente una possibilità. Non si può escludere a priori questo scenario, perché nessuno ha la palla di cristallo. Ma ciò che ha fatto Pavanello era indubbiamente necessario, e rappresenta il passo corretto per un club sportivo di grandi dimensioni, come ambisce la Benetton. Un club di queste dimensioni e di questa importanza non può permettersi di accettare dei risultati deludenti, deve per forza agire e reagire.
Far arrivare un nome importante in tutto il mondo come quello di Wayne Pivac dimostra a tutti i livelli raggiunti e l’importante ambizione futura. Il rischio di fallimento è “minimo” rispetto al potenziale di una scelta così “azzeccata” sulla carta, sulle qualità e gli obiettivi combacianti fra staff e dirigenza, rispetto alla possibilità della rinascita di un progetto solido e fermo.
La scelta di Pavanello è una scelta di fede e fiducia nel progetto, nel club, nella storia e nei tifosi. Una scelta forte per risollevare una squadra in un momento di bisogno.
Funzionerà? Solo il tempo può dirlo. Ma le premesse per un progetto vincente non mancano.
Dirigenze forti, destini forti.
E voi, che ne pensate di Pivac alla Benetton? Può essere la mossa vincente?
(Le statistiche sono state ricavate dai siti ufficiali delle leghe di cui si parla, ovvero URC e Japan Rugby League One. Le statistiche sul Pro12 e il Pro14 sono state ricavate da Wikipedia)